Domenico Petrini – critico letterario (Rieti 1902 – ivi 1931), è considerato uno dei più noti studiosi della scuola di Cesare De Lollis (Casalincontrada – Chieti – 1863, ivi 1928). Nel breve lasso di sette anni, dal 1924 al 1931, si segnalò per una intensissima attività sulle principali riviste dell’epoca: «La cultura», «La fiera letteraria», «Il Baretti», «Pegaso», «Nuova rivista storica», ed altre.

L’Enciclopedia Italiana – Treccani ricorda, in particolare, la rilevanza dei suoi scritti su Parini e Carducci, nei quali le intuizioni del maestro sono condotte a personalissimi risultati, in un’indagine che accorda felicemente le risultanze culturali con le modalità stilistiche.
Domenico Petrini – enfant prodige della cultura italiana – fu precoce negli studi, non solo in quelli ufficiali, nell’attività di docente di liceo, di libero docente universitario, di scrittore, di critico letterario, di storiografo attento ai fatti sociali e politici del suo tempo; di recensore instancabile in tante riviste di interesse nazionale; di editore fine ed attento, tanto da essere apprezzato e ricercato da tutta la cultura degli anni Venti.

Fu precoce nell’evidenziare i limiti del regime fascista e nel prevedere il ritorno della democrazia liberale, che auspicava in tanti suoi scritti di grande rilevanza. Fu precoce nell’individuare i criteri di analisi delle opere letterarie, contribuendo a fondare quella che si definisce la critica stilistica. Fu
precoce negli affetti: a ventisette anni era sposato con una giovane reatina, Maria Teresa Chionni, a ventotto aveva già il figlio Ludovico. Fu precoce anche nella morte, che lo colse a soli ventinove anni, nel 1931.
Fu anche un acuto scopritore di talenti, in qualità di giovanissimo insegnante: a lui si deve, ad esempio, se una figura come Indro Montanelli – che egli ebbe come allievo coetaneo al Liceo di Rieti – si convinse ad affrontare il mestiere di saggista e riuscì a trovare spazio nelle riviste nazionali dell’epoca, avviandosi alla carriera che tutti conosciamo.
La casa sopra la farmacia di Via Roma, dopo essere stata la sede del Circolo liberale e della Massoneria reatina e sabina, divenne un centro vivo di alta cultura, sede della Bibliotheca Editrice di Domenico Petrini, che pubblicò – nei suoi famosi Quaderni critici – tre scritti di Benedetto Croce, testi importanti di Giustino Fortunato, di Leonello Venturi, Adriano Tilgher, Giorgio Pasquali, Alberto Consiglio, Guido Calogero ed altri studiosi di rilevanza nazionale, con cui Domenico fu costantemente in stretto contatto personale ed epistolare. La Bibliotheca Editrice fu un’azienda a stretta conduzione familiare: lui ne era il finanziatore, il direttore responsabile ed editoriale, la fidanzata, che poi divenne sua moglie, ne era la segretaria e l’amministratrice contabile.
Le proposte editoriali erano vagliate con attenzione; lo scopo dell’impresa non era certo di tipo speculativo, però i testi proposti colpirono sempre nel segno dell’attenzione della cittadella della cultura, ed andarono sempre esauriti in breve tempo. Alla sua morte la piccolissima casa editrice, che si era fatta conoscere in Italia e all’estero, in così poco tempo e con così pochi titoli, fu rilevata da Benedetto Croce, per la gestione del catalogo, ma nessun altro testo fu pubblicato con i suoi tipi.
La breve, ma intensa, esperienza provinciale di questo giovane ha lasciato un segno profondo nel mondo della cultura, ed ancora oggi i suoi testi sono utilizzati e citati, ogni volta che si affronta il nodo cruciale della cultura nazionale degli anni Venti.
Il suo nome torna così accomunato a quello delle figure più rappresentative di quegli anni, quali Piero Godetti, il giovane liberale torinese con cui fu in stretto contatto, Natalino Sapegno, Cesare De Lollis, Luigi Russo, Werner Jaeger, Giuseppe Prezzolino, Carlo Morandi, Giovanni Gentile, Ernesto Codignola, e tanti, tanti altri. Con Benedetto Croce si incontrava spesso durante l’estate; con Giustino Fortunato era in così stretto contatto, che il grande vecchio arrivava a scrivergli anche due lettere al giorno, raccontandogli tutte le proprie ansie quotidiane.
I manoscritti di Domenico Petrini e degli autori con cui ebbe stretti rapporti – editi e inediti – gli epistolari, in gran parte inediti, i suoi scritti, i suoi libri, di quella che è stata una ricca biblioteca, sono oggi conservati all’Archivio di Stato di Rieti.

Roberto Marinelli

Fu precoce nell’evidenziare i limiti del regime fascista e nel prevedere il ritorno della democrazia liberale, che auspicava in tanti suoi scritti di grande rilevanza. Fu precoce nell’individuare i criteri di analisi delle opere letterarie, contribuendo a fondare quella che si definisce la critica stilistica. Fu
precoce negli affetti: a ventisette anni era sposato con una giovane reatina, Maria Teresa Chionni, a ventotto aveva già il figlio Ludovico. Fu precoce anche nella morte, che lo colse a soli ventinove anni, nel 1931.

Fu anche un acuto scopritore di talenti, in qualità di giovanissimo insegnante: a lui si deve, ad esempio, se una figura come Indro Montanelli – che egli ebbe come allievo coetaneo al Liceo di Rieti – si convinse ad affrontare il mestiere di saggista e riuscì a trovare spazio nelle riviste nazionali dell’epoca, avviandosi alla carriera che tutti conosciamo.
La casa sopra la farmacia di Via Roma, dopo essere stata la sede del Circolo liberale e della Massoneria reatina e sabina, divenne un centro vivo di alta cultura, sede della Bibliotheca Editrice di Domenico Petrini, che pubblicò – nei suoi famosi Quaderni critici – tre scritti di Benedetto Croce, testi importanti di Giustino Fortunato, di Leonello Venturi, Adriano Tilgher, Giorgio Pasquali, Alberto Consiglio, Guido Calogero ed altri studiosi di rilevanza nazionale, con cui Domenico fu costantemente in stretto contatto personale ed epistolare. La Bibliotheca Editrice fu un’azienda a stretta conduzione familiare: lui ne era il finanziatore, il direttore responsabile ed editoriale, la fidanzata, che poi divenne sua moglie, ne era la segretaria e l’amministratrice contabile.
Le proposte editoriali erano vagliate con attenzione; lo scopo dell’impresa non era certo di tipo speculativo, però i testi proposti colpirono sempre nel segno dell’attenzione della cittadella della cultura, ed andarono sempre esauriti in breve tempo. Alla sua morte la piccolissima casa editrice, che si era fatta conoscere in Italia e all’estero, in così poco tempo e con così pochi titoli, fu rilevata da Benedetto Croce, per la gestione del catalogo, ma nessun altro testo fu pubblicato con i suoi tipi.
La breve, ma intensa, esperienza provinciale di questo giovane ha lasciato un segno profondo nel mondo della cultura, ed ancora oggi i suoi testi sono utilizzati e citati, ogni volta che si affronta il nodo cruciale della cultura nazionale degli anni Venti.
Il suo nome torna così accomunato a quello delle figure più rappresentative di quegli anni, quali Piero Godetti, il giovane liberale torinese con cui fu in stretto contatto, Natalino Sapegno, Cesare De Lollis, Luigi Russo, Werner Jaeger, Giuseppe Prezzolino, Carlo Morandi, Giovanni Gentile, Ernesto Codignola, e tanti, tanti altri. Con Benedetto Croce si incontrava spesso durante l’estate; con Giustino Fortunato era in così stretto contatto, che il grande vecchio arrivava a scrivergli anche due lettere al giorno, raccontandogli tutte le proprie ansie quotidiane.
I manoscritti di Domenico Petrini e degli autori con cui ebbe stretti rapporti – editi e inediti – gli epistolari, in gran parte inediti, i suoi scritti, i suoi libri, di quella che è stata una ricca biblioteca, sono oggi conservati all’Archivio di Stato di Rieti.

Roberto Marinelli

L’esperienza provinciale di Domenico Petrini

La figura e l’opera di questo straordinario studioso, che ha attraversato come una meteora la cultura e la politica degli anni Venti, affrontando in prima persona le problematiche più alte della vita sociale, dei retaggi risorgimentali, dell’interpretazione letteraria e storica, della filosofia, è stata oggetto di un convegno nazionale di studi, organizzato a Rieti nel 1983, che ha affrontato e sviluppato tutte le tematiche espresse dal Petrini, “ragazzo prodigio” e quelle inespresse, ossia soltanto accennate, ma con lampi di grande lucidità intellettuale, che ancora guidano alcuni concetti cardine della cultura nazionale.
Casa Petrini si configura come una sorta di vera e propria Casa-museo, per come i familiari hanno voluto in tanti anni conservare e mantenere con gusto ogni segno del loro passato, che tanta parte involge di storia locale e nazionale; esempio raro nella nostra città, più avvezza a trascurare e minimizzare i propri retaggi, svalutando i patrimoni di cultura e di identità che ci qualificherebbero, come a volersi deliberatamente chiamare fuori dalla storia.
Chi scrive è impegnato da anni, con il pieno consenso e l’appoggio concreto della famiglia Petrini, alla valorizzazione del patrimonio documentario che in quella casa è stato conservato tanto gelosamente, collaborando alla riuscita del convegno del 1983, alla realizzazione della mostra  documentaria su Domenico Petrini, redigendo il relativo catalogo pubblicato dall’allora Ministero per i beni culturali; con la pubblicazione – a livello nazionale – di alcuni saggi sulla figura di questo straordinario uomo di cultura, sulla Bibliotheca Editrice, e sui carteggi inediti scambiati con Benedetto Croce, Giuseppe Prezzolino, Giustino Fortunato, Adriano Tilgher, ed altri.
È in corso di avanzata stesura un testo di approfondimento tematico complessivo su tutta l’opera di Domenico Petrini, sulla base delle nuove  acquisizioni e delle elaborazioni prodotte negli ultimi anni da parte di chi qui scrive queste note e di una parte importante del mondo degli studi, che ha riscoperto la sua produzione e la sua rilevanza, accrescendo la bibliografia generale sull’argomento, che sempre di più è entrato nella programmazione di alte istituzioni nazionali preposte alla cultura.

Bibliografia essenziale su Domenico Petrini

Domenico Petrini nella cultura e nella politica degli anni Venti. Atti del convegno di studi, Rieti 15-17 aprile 1983, a cura di Gianfranco Formichetti e Roberto Marinelli, Rieti, Cassa di Risparmio 1986; R. Marinelli (a cura di), Catalogo della mostra documentaria “Domenico Petrini nella cultura e nella politica degli anni Venti, Rieti, Archivio di Stato 1983; R. Marinelli, L’esperienza provinciale di Domenico Petrini nel carteggio con Benedetto Croce, in «Belfagor», XLI, 2, 1986, pp. 180-196.

Hanno scritto di lui:

“… Consideravo il Petrini non solo come a me affettuosamente devoto, ma come uno degli ingegni più eletti, delle menti più pure, dei giovani più valorosi che siano ora in Italia. E non ce ne sono molti! …”

Benedetto Croce

“… prego considerarmi uno dei più riverenti allievi e affezionati ammiratori di Domenico Petrini, una delle più lucide e fervide menti che abbiano illuminato la mia. Saluti e abbracci a tutti i vecchi amici reatini.”

Indro Montanelli

Roberto Marinelli

Ricercatore storico, responsabile dell’Ufficio Biblioteche e Musei dell’Amministrazione provinciale di Rieti, si è interessato di storia della cultura, di storia amministrativa, di argomenti geografici e demoantropologici, pubblicando numerosi testi per diversi editori e saggi su riviste di rilevanza nazionale.

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